ATTI DELL'ATENEO
VOLUME LXXI

Anno accademico 2007-2008

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Indice e abstract dei contributi:

MARIA MENCARONI ZOPPETTI

CULTURA ATTRAENTE. INAUGURAZIONE DELL’ANNO ACCADEMICO 2007-2008 (pagg. 17-23) Di fronte a sollecitazioni proprie di questa età di grandi trasformazioni, che spiazzano il campo semantico e l’orizzonte ideologico al quale siamo soliti riferirci, l’Ateneo ribadisce i valori di libertà e di impegno che lo animano, scegliendo di segnalare volta per volta la criticità del qui-ora, riflesso di una criticità più grande che potrebbe non essere compresa oppure avvertita come estranea. I risultati positivi ottenuti nell’anno passato dimostrano, del resto, quanto un’istituzione antica come l’Ateneo, nella sua produzione di cultura attenta alla storia della società e del territorio, sia in grado di attrarre pubblico. Non per questo, però, la nostra istituzione intende fare di una cultura attraente un’attrazione culturale, rimanendo vittima del mito del “tanto”e del sempre nuovo che caratterizzano, come segnala il sociologo Bauman, i nostri tempi di “modernità liquida”, intesa come processo di alleggerimento che, iniziatosi a metà del secolo XIX, ha provocato conseguenze, oggi, annichilenti oltre misura.. Nella difficile fase di modernità che stiamo vivendo, che si è trasformata in economia e si presenta come “Morale della soddisfazione”, sembra che solo il consumo e la distribuzione degli oggetti possano garantire identità, stato sociale e esercizio della libertà: si produce per buttare via, per poter produrre ancora e illuderci di essere “moderni”, “leggeri”, “liquidi”. Anche la cultura è entrata in questa centrifuga che è il mercato del consumo: produrre e consumare cultura è la principale occupazione degli europei secondo lo storico Sassoon, che sembra sostenere che c’è posto per tutti. Allora cade la distinzione tra cultura alta e bassa, c’è troppo di tutto, in omaggio ad una logica fondata sul mercantismo e sul populismo. Se si parla ancora di cultura alta è perché esiste un’élite che si arroga il diritto della definizione: ma l’élite si contraddice internamente, perché da un lato è tentata dal populismo, dall’altra vorrebbe decidere in che cosa consista la cultura “buona” alla quale si deve adeguare chi all’élite vuol appartenere. L’Ateneo si vuole impegnare a dimostrare l’esistenza di una terza via rispetto al populismo e all’élite autoreferenziale.

LA CITTÀ INVISIBILE

GIUSI QUARENGHI
LA CITTÀ PRETENDE FORTUNA (pagg. 27-33) Vengono proposte quattro stazioni narrative per riflettere sul significato di città. Racconta quindi, attingendo alla tradizione ebraica, prima una leggenda che attribuisce a Salomone la volontà di costruire una città saggia, felice e potente, poi le interpretazioni che sono fiorite attorno alla costruzione della torre di Babele. L’autrice si sposta quindi in Grecia per ricordare i miti fondativi di Atene e di Tebe, e infine narra la fiaba del pifferaio di Hamelin, che ha sullo sfondo la storia di una città che non sa riconoscere la sua vera ricchezza e perde i suoi bambini.


VITO SONZOGNI

LA VOCAZIONE DEI LUOGHI (pagg. 35-41)
Oggi la cultura della rivoluzione informatica postula più di ieri l’interazione uomo- tecnologia non solo nel lavoro, ma anche in qualunque momento dell’esistenza, assegnando all’uomo un ruolo assai importante: un soggetto molto più impegnato nel rilancio dei valori anche della città, già reale e non ancora visibile. Un grande fenomeno urbanistico che iniziato negli anni ’60 è ancora in atto oggi, vede i centri storici conservare una loro unità e identità tutelata sufficientemente da adeguate strumenti, mentre l’area che sta all’esterno del centro storico delle città va verso la periferia attuale ed è per definizione una città non compiuta. Queste fasce di città, sorta di necrosi urbane, sono riserve di terreno da rivitalizzare e a Bergamo, in particolare, emergono le tre grandi aree dimesse, della Porta Sud, quella degli Ospedali Riuniti e quella della fatiscente Caserma di Montelungo. Ma in questo processo di recupero governo, urbanisti e pianificatori non devono dimenticare mai di assumere la responsabilità della bellezza della città.


ROBERTO BRUNI
LA CITTÀ DI UN SINDACO. (pagg. 43-50)
L’ex sindaco ripercorre la sua esperienza, mettendo in luce come ad un primo cittadino siano richieste, accanto a doti politiche, anche attitudini e capacità di approccio come quella dell’uomo d’affari o dell’ organizzatore aziendale. Illustra poi diversi problemi, come quello del governo della Grande Bergamo, ossia quella quarantina di comuni che formano una conurbazione importante attorno al capoluogo; il problema dell’invecchiamento della popolazione cittadina e dell’abbandono della città da parte dei giovani, con le proposte di carattere urbanistico avviate per risolverlo. Infine affronta il tema culturale, evidenziando come biblioteche, musei o istituzioni cittadine costituiscano una risorsa di natura anche economica e da comunicare agli altri: in particolare si dovrebbero sviluppare le grosse potenzialità del turismo culturale.


VALERIO BETTONI
DA BERGAMO CON VISTA SULL’EXPO. (pagg. 51-53)
L’ EXPO assegnata a Milano è un’ irripetibile opportunità per la nostra terra, in particolare per completare il suo complesso disegno di modernizzazione, proprio sulla prospettiva del 2015. Il programma risponde alle nuove esigenze della società bergamasca ma è al contempo in linea con tutti gli obiettivi della programmazione europea, definiti nell’ultimo accordo di Lisbona: mobilità sostenibile (strade, autostrade, ferrovie e aeroporti), innovazione e trasferimento tecnologico (banda larga, sostegno alla formazione scolastica e all’innovazione tecnologica), recupero di efficienza sulla questione energetica (tutte le azioni del gruppo ABM), tutela delle risorse naturali e culturali.


UMBERTO ZANETTI
GLI ALLEGRI FANTASMI DI BERGAMO SCOMPARSA. (pagg. 55-72)
Si tratta di una brillante rievocazione di episodi faceti, di burle geniali e di fatti ameni occorsi a Bergamo fra la seconda metà dell’Ottocento e la prima metà del Novecento e che hanno avuto per protagonisti uomini colti, professionisti, industriali, personalità dell’arte e della scienza; molti dei fatti riferiti stanno per essere travolti dall’oblio. Sono anche ricordate le stravaganze delle “macchiette” che popolavano un tempo il centro della città


LE DONNE DEL GENIO, IL GENIO DELLE DONNE

MARTA BONESCHI
GIULIA BECCARIA. (pagg. 75-82)
Per oltre un secolo dopo la sua morte Giulia Beccaria è stata ignorata come persona e condannata come donna e madre, ma le lettere raccolte e curate da Grazia Maria Griffini e pubblicate nel 1999 dal Centro studi manzoniani hanno dimostrato il ruolo essenziale che Giulia ha avuto nella formazione politica liberale del figlio, e la parte attiva che ha svolto nella sua formazione letteraria. Ripercorrendo le tappe più importanti, quelle che segnano le scelte della sua esistenza, si sottolinea come queste scelte siano sempre coerentemente applicate a due obiettivi grandiosi: la costruzione di una solida famiglia e la costruzione di una carriera letteraria gloriosa per Alessandro. Fu un autentico genio, applicato a spendere al meglio le forze sue e quelle dei suoi cari, in vista di uno scopo nobile e utile.


ERMINIO GENNARO
ENRICHETTA BLONDEL (pagg. 83-102)
L’articolo si sofferma sulla figura di Enrichetta Blondel che durante la sua non lunga permanenza in casa Manzoni fu teneramente amata da tutti anche grazie alla sua intelligente discrezione, e fu il perno attorno al quale girò la “conversione” di Alessandro


JONE RIVA
TERESA BORRI STAMPA (pagg. 103-113)
L’ingresso in casa Manzoni di Teresa Borri Stampa, ricorda l’autrice, creò non pochi problemi e rappresentò una virata nella vita di familiari e amici di Manzoni; Teresa era consapevole di aver sposato un “genio”, ma il suo cuore rimase abbarbicato al figlio Stefano stampa al quale peraltro scriveva continuamente lettere di sorprendente immediatezza e vivacità


GIORNATE EUROPEE DEL PATRIMONIO 2008

mens sana in corpore satollo

MARIA MENCARONI ZOPPETTI
LECCORNIE DA REFETTORIO. NOTE SU CUCINE E RICETTE DI COLLEGI E CONVENTI NELLA BERGAMO SETTECENTESCA. (pagg. 117-132)
Il testo prende le mosse da Prove dell’Economia del collegio, quadernetto emerso dall’archivio della MIA, che testimonia le spese per il cibo di maestri e convittori del Collegio Mariano: si apprende così l’abbondanza e la varietà delle proposte culinarie e l’accuratezza delle confezioni, conquiste di una cultura settecentesca che apprezzava sempre più raffinate combinazioni di sapori e profumi rispetto al passato “carnivoro”. Informazioni sulle cucine dei conventi offre, invece, Per darti le notizie del paese di G.B. Angelini, particolarmente per quanto riguarda la pasticceria. Angelini elenca le specialità in cui eccellevano i diversi conventi. Infine, l’indagine si è soffermata su due quadernetti conservati presso il monastero di S.Grata, uno del 1863 e uno dell’inizio del XX secolo, pubblicati nell’appendice con interessanti notizie sui ricettari e sui luoghi in cui vengono conservati gli attrezzi per cucinare.


BARBARA VIVIANI.
“OLTRE AD ESSERE PAZZO, EGLI È PIÙ POVERISSIMO”. MALATTIE E CURE ALIMENTARI NELLA BERGAMO NAPOLEONICA. (pagg. 133-137)
La documentazione, che si è potuta vedere in mostra, parla in modo specifico delle malattie alimentari ed in particolare di due malattie: la pellagra e lo scorbuto. L’analisi della carte evidenzia come per la prima volta, in ambito clinico, ci si trovi di fronte ad una corretta diagnosi della natura e dell’origine di queste malattie ed alla consapevolezza di poterle combattere attraverso la somministrazione di opportune cure. La documentazione è stata tratta dai fondi d’archivio conservati presso l’Archivio di Stato di Bergamo, più precisamente dal “Fondo Prefettura Dipartimento del Serio”.


MAURIZIO SAVOJA.
PERCORSI, TESTIMONIANZE, DOCUMENTI TRA STORIA E MEMORIA. DALL’OSPEDALE SETTECENTESCO AL PIANO MARSHALL. ITINERARI TRA DOCUMENTI D’ARCHIVIO. (pagg. 139-142) Viene illustrata la mostra allestita dall’Archivio di Stato di Bergamo, in occasione delle Giornate europee del patrimonio, che ha attinto sia ai fondi archivistici propriamente di pertinenza statale, sia al ricchissimo archivio della Camera di Commercio di Bergamo. I documenti esposti risalgono fino alla seconda metà del XVIII secolo, e toccano le questioni “alimentari” da diversi punti di vista: il cibo all’interno di istituzioni organizzate, come l’orfanotrofio, l’ospedale e le carceri; le malattie e i sistemi di cura, legati all’alimentazione; i marchi di fabbrica di prodotti alimentari nei primi decenni del XIX secolo. La documentazione del ventesimo secolo testimonia, per gli anni Venti, l’attività della Cattedra Ambulante di Agricoltura, interessante iniziativa volta allo stimolo della produzione agraria e di un suo indirizzamento verso le colture ritenute più adatte e remunerative. Per gli anni Trenta i documenti parlano invece della produzione granaria, con la ben nota battaglia del grano. L’ultima sezione della mostra è dedicata agli aiuti internazionali del secondo dopoguerra ed alle campagne per migliorare l’alimentazione infantile.

ERMINIO GENNARO. AFFLIZIONI, VOGLIA DI FESTE E BANCHETTI NELLE LOCANDE TREVIGLIESI TRA FINE OTTOCENTO E PRIMO NOVECENTO. (pagg. 143-171) Il contributo è un vivace excursus in un centro tra i maggiori della provincia bergamasca, dal quale emergono, assieme ai luoghi, i problemi ma anche i momenti di festa e di svago.


COMUNICAZIONI

LUIGI TIRONI
GIUSEPPE ANGELONI TRA RICORDI E IMMAGINI (pagg. 175-180) Dai documenti conservati nel fascicolo personale dell’archivio dell’ Ateneo emerge la ricca personalità di Angeloni.Già insegnante, una volta lasciata la scuola per la pensione, accentua la sua attività prediletta, la fotografia d’arte e l’organizzazione di mostre dedicate a personalità o luoghi ricchi di suggestioni ed impressioni personali con enorme successo in Italia e all’estero. Da sottolineare poi la sua prosa elegante, corretta, molto

personale che si rivela sia negli articoli composti per il quotidiano bergamasco, sia nelle relazioni per l’Ateneo del quale fu socio dal 1990 fino alla sua morte avvenuta nel 2007.


CHIARA AVONI.
BANDE MUSICALI E SOCIETÀ IN PROVINCIA DI BERGAMO TRA ‘800 E ‘900. (pagg. 181- 209) La relazione si presenta come un ulteriore specificazione di alcune delle caratteristiche che costituirono il contesto bandistico di Romano di Lombardia dalle origini alle soglie della seconda guerra mondiale. In particolare si vogliono delineare i rapporti che intercorrevano tra la realtà musicale bandistica, nelle sue diverse declinazioni, e il mondo religioso locale: le occasioni di intervento della banda alle manifestazioni religiose popolari, il suo inserimento nella liturgia, i legami con la parrocchia e l’ambiente cattolico, l’evoluzione di alcune dinamiche di rapporto o, viceversa, la staticità di queste nel corso del tempo e in diversi contesti storici.


GIOVANNI CAVADINI
PROSPETTO DELLA FLORA DELLA PROVINCIA DI BERGAMO. (pagg. 211-262) Illustrazione del Prospetto della flora della Provincia di Bergamo, compilato dall’autore, revisionando e arricchendo i Prospetti floristici precedentemente presentati (nel 1991 e nel 1996). Elencazione di 1128 specie floreali presenti sul nostro territorio, segnalando per ciascuna la fascia altitudinale preferenziale, il grado di frequenza o di rarità, le località di ritrovamento (sino a cinque). Nelle Appendici compaiono: le Località supplementari di ritrovamento, l’elenco delle escursioni botaniche da me realizzate dal 1975 al 2007, le Bibliografie.


GIANMARIO PETRÒ
1474, ASTINO UN PROGETTO INCOMPIUTO. (pagg. 263-306) In un momento politico che vede consolidarsi la dominazione veneziana e che vede il progressivo rifiorire delle attività produttive e mercantili, la decisione del vescovo Giovanni Barozzi di fondare il nuovo ospedale grande e di ricostruire l’antica cattedrale di San Vincenzo segna l’avvio anche per Bergamo delle stagioni delle grandi opere. Si aprono in pochi anni i cantiere del duomo, dell’ ospedale, della Cappella Colleoni, della sagrestia di S.Maria Maggiore, con la presenza del Filerete, dell’Amadeo, di Simone Sistoli, del Bramante e di Troso da Monza, che lavorano fianco a fianco con noti e meno noti impresari e artigiani locali. Cambia radicalmente l’aspetto della piazza di S.Vincenzo. Con la nuova facciata del palazzo comunale e con gli affreschi del Bramante sulla facciata del palazzo del podestà, la piazza nuova diventa la degna sede di rappresentanza del potere politico. La nobiltà e la nuova classe mercantile danno impulso al rinnovo delle abitazioni cittadine e gli ordini religiosi fanno quasi a gara nel ricostruire chiese e monasteri. Silvestro De Benedictis, abate commendatario di Astino, è uno dei protagonisti di questo vivace momento e immagina di ricostruire il suo antico monastero con un chiostro di colonne di marmo bianco di Como e rosso di Verona. Affida la realizzazione del suo sogno a Francesco Belinzeri, un pittore-scultore-doratore veneziano da anni attivo in città. Il rinnovo del monastero si arena quando il pittore impresario non è più in grado di prestare garanzia per i consistenti acconti che incassa.


LORIS FRANCESCO CAPOVILLA
ORIZZONTI APERTI DA GIOVANNI XXIII DAVANTI AL CAMMINO DELLA CHIESA E DELLA STORIA. (pagg. 307-320) Nel cinquantesimo della sua elezione al soglio di Pietro e nel quarantacinquesimo anniversario della scomparsa, Giovanni XXIII Mons. Capovilla ne ripercorre la lezione, attraverso le Sue stesse parole e quelle dei successori sul soglio di Pietro. Papa Giovanni ha acceso luci al cammino della Chiesa e della storia, ha annunciato la primavera della speranza, in particolare con l’apertura del Concilio che ha gettato i tre semi del rinnovamento, della riforma, e dell’aggiornamento. In quell’occasione gli uomini vennero convocati dallo Spirito Santo, costituendo una particolare comunità che insieme ascolta, insieme prega, insieme pensa e crea: evento di importanza fondamentale per quella “nuova evangelizzazione che proprio con il Vaticano II ha avuto il suo inizio”, come sottolineava Papa Giovanni Paolo II, che notava “tutto ciò è in stretto collegamento con una nuova epoca nella storia dell’umanità e anche nella storia della Chiesa”.


P. DIEGO BRUNELLO S.I.
BERGAMO NEI DOCUMENTI DELL’ARCHIVIO DEI GESUITI DELL’ITALIA SETTENTRIONALE – GALLARATE. (pagg. 321-324) L’attuale padre superiore dei Gesuiti di Bergamo riporta documenti cinquecenteschi e ottocenteschi riguardanti la presenza della Compagnia nella nostra città. In particolare si rileva lo scambio epistolare, nell’ottobre-novembre del 1575, tra il Padre Generale e Carlo Borromeo, intenzionato a promuovere la fondazione di un Collegio a Bergamo. Da una lettera del tardo Ottocento del Padre superiore a quello provinciale, invece, emerge la volontà di abbandonare la vecchia residenza in San Giorgio per trasferirsi in uno stabile in via Broseta, per diverse ragioni, ma soprattutto con lo scopo di aprire uno scolasticato. Furono visitati diversi luoghi, tra i quali S.Agostino, ma nessuno fu ritenuto adatto e l’Aloisianum andò a finire a Gallarate.I Gesuiti rimasero in San Giorgio.


COMUNICAZIONI SCRITTE

P. MARIO ZANARDI S.I.
BERGAMO E I GESUITI. (pagg. 327-334) La ricognizione dei documenti dell’Archivio Romano testimonia l’entrata in Bergamo dei Gesuiti nel 1712, in sostituzione dei Barnabiti che reggevano il collegio del Consorzio maggiore della MIA. L’autore esamina i capitoli del contratto stipulato tra Gesuiti e Consorzio, che regolamentavano gli obblighi e gli insegnamenti richiesti ai padri, oltre al loro alloggio e sostentamento. Allo scadere del tempo fissato per il rinnovo della condotta del convitto si procedette alla proroga, che fu però osteggiata con forza dal Padre Pizzamani, superiore del convitto stesso, per motivi economici. Un’inconsistente attività pastorale e il rilassamento dell’osservanza cosituirono altri motivi di grave preoccupazione per Pizzamani. In ogni caso il contratto venne prorogato, ma nel 1729 i Gesuiti cessarono la gestione del collegio in Bergamo Alta.


UMBERTO ZANETTI UNA PASSIONE BERGAMASCA DEL SECOLO XIV (pagg. 335-345) Viene pubblicato in grafia bergamasca moderna il testo di una Passione di Nostro Signore che nel Trecento era rappresentata la sera del Venerdì Santo dai Disciplini Bianchi dell’ospedale di Santa Maria Maddalena in Borgo Furo (l’attuale Borfuro in bergamo

Bassa). Della Passione, redatta in versi novenari monorimi da un autore anonimo, si dà per la prima volta anche la traduzione italiana. Il manoscritto, noto come Frammento Borsetti e donato da Antonio Tiraboschi alla Civica Biblioteca di Bergamo, è il primo importante documento letterario di area lombarda redatto in volgare.

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