Parole sapienti
Educazione religiosa delle sovrane dell'Europa del XVIII secolo

Vienna, Venezia e le corti europee
l'editore Giovan Battista Albrizzi di Venezia e i grandi pittori del '700 veneziano

Jacques-Bénigne Bossuet (1627-1704) fu uno dei più grandi oratori religiosi del Seicento.

Allievo del collegio dei gesuiti di Digione, sua città natale, completò gli studi di filosofia e teologia a Parigi, acquistando una profonda conoscenza della Bibbia e delle opere dei Padri della Chiesa. Ordinato sacerdote nel 1651, fu canonico di Metz fino al 1659, anno in cui Vincenzo de' Paoli lo chiamò a Parigi, dove ebbe inizio la sua carriera di brillante predicatore in città e presso la Corte del re Sole.

Nel 1670 Jacques-Bénigne Bossuet fu nominato precettore del Delfino, il futuro Luigi XV, e per dieci anni si dedicò interamente all’educazione dell'erede al trono. Inseguito, nel 1681, ottenne il vescovado di Meaux. Per il Delfino compose numerose opere, tra le quali spicca il Discours sur l'histoire universelle(1681) in cui presenta il cammino della storia come realizzazione di un disegno superiore.

Preoccupato dai pericoli che minacciavano la fede e la Chiesa, Bossuet dispiegò un'attività instancabile contro i nemici della religione cattolica: giansenisti, liberi pensatori, cartesiani e quietisti, ma soprattutto protestanti contro i quali scrisse anche una Histoire des variations des Églises protestantes sul dogma dell'eucaristia (1688). Approvò la revoca dell'editto di Nantes, che aveva concesso libertà di culto ai protestanti (1685). Attaccò duramente Fénelon, arcivescovo di Cambrai, e il quietismo nell’opera Relation sur le quietisme (1698).

Neppure la letteratura si salvò da una dura condanna: le sue Maximes et réflexions sur la comédie (1694) sono un'implacabile requisitoria contro il teatro, giudicato inutile e dannoso.

Jacques-Bénigne Bossuet è famoso per i sermoni, nei quali trova un giusto equilibrio tra l'immagine concreta e l'eleganza della forma, ma la sua prosa raggiunge gli esiti più alti nelle Oraisons funèbres, in particolare in quelle per Enrichetta di Francia (1669), Enrichetta d'Inghilterra (1670), MariaTeresa d’Austria, regina di Francia (1683), il principe di Condé (1687).Davanti ai grandi di Francia, Bossuet evoca la morte, che scuote i troni e abbatte i potenti, suscitando una profonda emozione collettiva, che gli permette di affrontare i problemi religiosi dell'epoca e condurre i fedeli a meditare sul tempo umano e sull'eternità.

I dieci volumi in mostra, dono all’Ateneo del socio accademico Ettore Tacchini,rappresentano l’edizione italiana delle opere del teologo francese, realizzata a Venezia tra il 1736 e il 1757 dall’editore Giovan Battista Albrizzi (1698-1777).

L’editore,abituale frequentatore della capitale austriaca, dedicò ben nove dei dieci volumi ad altrettante donne legate alla Casa d’Asburgo per matrimonio o per discendenza diretta, raffigurandole in raffinati ritratti.

Antiporte, testate e finalini della maggior parte dei volumi delle Oeuvres de Jacques-Bénigne Bossuet, furono disegnati da Giovanni Battista Piazzetta (1683 - 1754), alla pubblicazione dell’opera di Bossuet contribuì anche GiovanBattista Tiepolo con il ritratto del teologo francese che apre il primo olume.  

Perle illustrazioni l’editore si avvalse soprattutto dell’opera di due importanti incisori italiani: Giovanni Cattini(1715-?) e Bartolomeo Crivellari(1716-1777).

I ritratti delle arciduchesse austriache, invece, sono opera di pittori e incisori attivi presso la corte degli Asburgo. In particolare, il ritratto di Maria Teresa, duchessa di Toscana, è opera della pittrice veneziana Felicita Sartori (1716-1760),allieva di Rosalba Carriera, mentre quelli delle due arciduchesse Asburgo Lorena sono del pittore francese Piere Benavault de Marais (1685-1767) che fu chiamato a Vienna come pittore di corte. Egli eseguì i ritratti di alcuni dei figli dell'Imperatrice Maria Teresa d’Austria per il castello del Belvedere.

Di GiovanBattista Piazzetta è il doppio profilo dell’imperatrice Elisabetta Cristina.

[La ricerca e la mostra sono a cura di Nazzarina Invernizzi, Laura Bruni, Laura Billa]

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