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Atti dell’Ateneo / LXIX

Anno Accademico 2005-2006

Indice e abstract dei contributi:
LELIO PAGANI.
ISTITUZIONI STORICHE TRA MEMORIA E PROGETTO.
INAUGURAZIONE DELL’ ANNO ACCADEMICO 2005-2006. (pagg. 17-19)
Il Presidente elogia il lavoro di riordino dell’Archivio dell’Ateneo, esprimendo la più sentita riconoscenza all’ autrice Prof.ssa Juanita Schiavini Trezzi, che ha permesso di far luce su aspetti della vita dell’Istituzione e, nel contempo, di rendere accessibile l’archivio per ogni approfondimento.
Le istituzioni storiche mentre elaborano la loro identità, mentre interagiscono in diverso modo con i rispettivi contesti e con il corpo sociale, politico, culturale della città e del territorio, depositano memorie, alimentano valori, valori tradotti in parte nella stessa fisicità dei luoghi che le ospitano e le fanno, così come nello stesso apparato documentario che testimonia di eventi, di protagonisti, di un’infinità di momenti sequenziali. È dovere primario di ogni istituzione alimentare e custodire la memoria, in tutti gli aspetti e in tutte le manifestazioni , pena l’indebolimento o l’estinzione.

LELIO PAGANI – ALBERTO CASTOLDI – FRANCESCO TAGLIARINI
LA PERENNE SFIDA DELLA LIBERTÀ. (pagg. 21-30)
Lelio Pagani, nel discorso introduttivo, sottolinea come la libertà sia bene primario per la qualità della vita delle società e dei popoli e dunque valore altissimo che accompagna la storia, che può quindi essere letta sul versante positivo dell’acquisizione, come sul versante negativo, nella constatazione delle chiusure e del soffocamento

Il concetto di libertà, secondo Alberto Castoldi, non è qualcosa che si fonda a priori e poi si verifica ogni giorno con il bilancino, ma è qualcosa che si costruisce nel tempo, è un’esigenza che noi misuriamo con il tempo ed è variato nella storia con il variare del concetto stesso di persona e di dignità di persona. È quindi difficile fare delle comparazioni tra il presente e il passato. Rispetto all’attuale situazione in Italia diciamo che in qualche modo c’è una dittatura, anche se dittatura vera era quella fascista: il nostro concetto di libertà e le esigenze che esso mette in gioco non sono più le stesse e se il fascismo aveva un controllo molto rudimentale della popolazione, oggi non si ha più bisogno per governare anche in modo prepotente le collettività facendole iscrivere di forza a qualche cosa, basta gestire il loro desiderio. Il maggior pericolo per la nostra libertà deriva dalla capacità di governare i nostri desideri.

L’intervento di Francesco Tagliarini traccia una sintetica storia della nostra Costituzione, le cui radici van cercate in quella della Repubblica napoletana del 1800 e poi nello Statuto Albertino del 1848, la cui progressiva disgregazione nel tardo Ottocento sfociò nel regime fascista.
La Costituzione nata nel 1947 attribuisce alla libertà una dimensione che è completamente diversa da quella statutaria e molto più ampia rispetto ad altre costituzioni europee, ponendo a presidio di tutte le libertà la supremazia del Parlamento temperata dal bilanciamento con altri poteri.
In conclusione dell’intervento il professor Tagliarini fa alcune considerazioni sulla possibile riforma della Costituzione.

ANNA PAGANONI TOMASI
700.000 ANNI FA UN CERVO. (pagg. 31-34)
L’intervento illustra il più impegnativo recupero di reperti realizzato dal Museo Civico di scienze naturali di Bergamo, nel Bacino di Pianico-Sellere, testimonianza geologica dei fondali di un lago scomparso.
A seguito della segnalazione di un frammento osseo, effettuata nel febbraio 2000 di una studentessa, hanno avuto inizio i primi rilievi finalizzati ad ipotizzare dimensione e postura del vertebrato. Dopo il rilievo topografico del versante e dopo il rilievo geologico preliminare, che hanno guidato nella definizione della possibile giacitura dello scheletro, si è svolto lo scavo stratigrafico con lo sbancamento di circa 80 m³ di sedimento. La ricerca si è protratta per circa tre mesi fino al riconoscimento del vertebrato, il cui scheletro era ancora inglobato completamente nel sedimento: si trattava di un esemplare adulto maschio di cervo. Per consentire il suo trasporto nel laboratorio del museo sono stati eseguiti interventi di consolidamento sulle parti fossili e sulla matrice rocciosa, utilizzando prodotti impregnanti e resine reversibili. Nel laboratorio, dopo un lungo periodo di disidratazione controllata, si è proceduto ad evidenziare le parti scheletriche e grazie alla consulenza del prof. Benedetto Sala si può affermare che il cervo di Sovere appartiene alla forma più antica di Cervus elaphus acoronatus.

UMBERTO ZANETTI
RICORDO DEL MUSICISTA AMLETO MAZZOLENI (pagg. 35-40)
Il ricordo delinea la biografia di Mazzoleni, musicista instancabile, stimato non solo per il talento e la professionalità, ma anche per la sensibilità e la dirittura morale. Amleto Mazzoleni ebbe numerosi allievi di canto e di pianoforte, si esibì in molti concerti, fu direttore d’orchestra e maestro di coro, direttore artistico di varie manifestazioni musicali nonché ideatore e suscitatore di originali iniziative atte alla diffusione della buona musica. Autore di testi didattici e metodici, compose colonne sonore per film amatoriali e industriali e arie da camera.

GIOVANNI PANDINI
LE SFIDE DEL PROF. ING. GUIDO OBERTI (pagg. 41-45)
L’ingegner Pandini ricorda la figura del Prof. Guido Oberti, direttore tecnico dell’ISMES istituito dall’ing. Carlo Pesenti dell’Italcementi, che si occupava dell’integrazione del calcolo matematico con lo studio sui modelli, attività che riguardava soprattutto ricerche per la costruzione di manufatti idraulici, ponti, grattacieli e grandi dighe. Oberti diede un fondamentale contributo a molte importanti dighe in Italia e nel mondo. L’allora studente Giovanni Pandini realizzò la sua tesi di laurea nel 1956 proprio con il Prof. Oberti e tre anni dopo con la sua impresa costruì la diga al lago Campelli in alta val Brembana, proprio su progetto di Oberti, persona dalla quale potè trarre impulsi e grandi insegnamenti.

ELISA PLEBANI FAGA
L’EMIGRAZIONE ITALIANA: IL XIX E IL XX SECOLO (L’ESODO VERSO GLI STATI UNITI) (pagg. 47-63)
Oggetto del contributo è l’emigrazione tra il 1880 e i primi anni del secolo negli Stati Uniti.
Il viaggio per nave si svolgeva in condizioni igieniche pessime. Al momento dello sbarco gli emigranti rimanevano privi della minima assistenza spirituale e materiale, senza alcun diritto sindacale, e alla mercè di loschi individui. In loro favore si attivarono la Società di San Raffaele, fondata da mons. Gianbattista Scalabrini e l’Istituto Missionario delle Suore del Sacro Cuore fondato da Francesca Cabrini. Nel Nuovo Mondo, adattandosi e adeguandosi alle difficoltà e ai nuovi modi di vivere, gli Italiani si andavano integrando: le principali città vedevano progressivamente gli Italiani protagonisti per iniziativa e capacità organizzative nel commercio e nelle fabbriche, non più come manovalanza ma come operai nell’industria e nell’agricoltura, mettendosi anche in condizione di pagare i debiti eventualmente contratti in Italia. Certamente alcune zone occupate dai nostri emigranti ospitarono anche fenomeni di malavita, ma contemporaneamente si misero in luce personaggi di grande valore , come Mario Cuomo, Fiorello La Guardia o Laurence Ferlinghetti.
Il fenomeno migratorio tra il XIX e il XX secolo suscitò ampie discussioni in Italia: molti politici ed economisti la definirono mezzo di modernizzazione del Paese, altri vollero invece vedere l’emigrazione come vero morbo sociale, come perdita di capitale umano, oltreché causa del declino dei mestieri artigianali e della manifattura rurale.

CHIARA MORATTI
GLI AFFRESCHI QUATTROCENTESCHI DEL CONVENTO DI S. CHIARA IN MARTINENGO. (pagg. 65-82)
La ricerca approfondisce l’aspetto propriamente stilistico delle decorazioni quattrocentesche che ornano le pareti dell’antica chiesa conventuale del monastero di S.Chiara di Martinengo, nel tentativo di mettere a fuoco la personalità artistica del suo autore, detto Maestro di Martinengo, che si avvalse secondo la prassi corrente della collaborazione di una bottega. Convivono nel suo linguaggio elementi piacevolmente gotici e attardati con accenni e dichiarazioni ormai aggiornati. Considerati i caratteri singolari di questo pittore, non è stato difficile individuare la sua mano in altre opere, tutte ad affresco, presenti nel convento maschile di Martinengo, intitolato a Santa Maria Incoronata. L’artista in realtà sarebbe presente in tutti i cantieri pittorici voluti da Bartolomeo Colleoni negli anni settanta del Quattrocento, ossia, oltre al convento dell’Incoronata e di Santa Chiara, la sua abitazione di Bergamo e la stessa residenza di Malpaga con cappella familiare annessa. Se l’ipotesi fosse confermata, dovremmo individuare nelle scelte estetiche del Colleoni, almeno negli anni settanta, una certa coerenza, mai finora attribuitagli, e una decisa preferenza per modelli ed orientamenti lombardi ma più in direzione veneta che milanese, scelta culturale può ben dirsi anche ideologicamente motivata, essendo egli alle dipendenze della Serenissima.
L’artista presenta un’affinità con la cultura artistica bresciana di quegli anni: ed è nella cerchia di collaboratori di pittori come Paolo da Caylina o Pietro da Cemmo che potrebbe individuarsi il maestro che lavorò a Martinengo.

ESTER RAVELLI
TRASFORMAZIONI DEL PRIMO NOVECENTO NEL PALAZZO SECCO SUARDO DI LURANO. (pagg. 83-119)
Questo contributo concerne il Castello di Lurano, un complesso ancora poco studiato della pianura bergamasca, appartenuto ad alcune tra le più importanti famiglie di Bergamo. La sua esistenza è documentata dal XIII secolo; ampliato nel 1483 con l’intervento del magistro Venturino Moroni, dal XVI secolo andò differenziandosi in due residenze di campagna: una delle quali è oggi meglio nota come Palazzo Secco Suardo.
Questa “casa di villeggiatura” conserva intatte ed interessanti stratificazioni e i risultati di alcuni originali interventi del primo Novecento, a proposito dei quali un materiale totalmente inedito documenta la progettazione e l’esecuzione. Si tratta di schizzi e appunti del Conte Dino Secco Suardo (a cui si deve l’ideazione di alcuni ambienti), fotografie dell’epoca, preventivi dei fornitori e note di spesa, acquerelli attribuibili a Pietro Friggi – allievo di Camillo Boito e di Ludovico Pogliaghi all’Accademia di Belle Arti di Brera.Il Palazzo Secco Suardo, perciò, costituisce una preziosa testimonianza della cultura materiale ed edilizia, dei modi di abitare e del gusto dei suoi illustri committenti.

FRANCESCO SENSI
L’USO DELLE FONTI NELLA DIDATTICA DELLA STORIA (pagg. 121-141)
Al centro di questa ricerca sta l’uso della fonte, come mezzo alternativo al metodo tradizionale di insegnamento della storia, il quale trova legittimazione e senso nel cercare di costruire coscienza e conoscenza storica, come bagaglio necessario per le nuove generazioni: centrale è il ruolo della memoria e necessario diviene quindi il passaggio intergenerazionale di memoria, una memoria che si fa “identità in divenire”.
L’insegnante è allora chiamato ad assumere pienamente la propria responsabilità educativa, facendosi “insegnante-ricercatore”, preparato rispetto all’uso delle fonti e ai meccanismi della ricerca storica.
L’articolo definisce quindi i caratteri essenziali della fonte e gli strumenti per poter “leggere” e far parlare correttamente una fonte e propone come potrebbe articolarsi una ricerca storico-didattica, tenedo presente che realizzare una ricerca storica a scuola significa rendere consapevoli i ragazzi, e fare provare loro direttamente i processi di costruzione del sapere. Si presentano poi due modelli concreti di didattica: l’archivio simulato e il “dossier aperto”, e due esperienze che incarnano pienamente i principali aspetti di una proposta di ricerca a scuola: “Vita di scuola, La scuola a Bergamo dalla fine dell’Ottocento agli anni Cinquanta” a cura di Giuliana Bertacchi-Antonia Vernieri. E “La storia è andata così, Valzurio un paese sulla montagna”, di Mario Pelliccioli.

GABRIELE VOLA
IL MARMO ARABESCATO OROBICO IN VAL BREMBANA. VALORIZZAZIONE DEL TERRITORIO MONTANO E DEI MATERIALI LAPIDEI TRADIZIONALI DELLA BERGAMASCA (pagg. 143-163)
Nel vasto panorama delle pietre ornamentali italiane, il Marmo Arabescato Orobico si distingue per le eccezionali caratteristiche cromatiche ed estetiche, nonché per la sua nobile e ultrasecolare tradizione estrattiva. Nella prima parte si analizzano il distretto di provenienza, il contesto geologico, l’impiego in ambito architettonico-decorativo e la caratterizzazione tecnica del materiale con riferimento al marchio d’origine. Nella seconda parte si affrontano, in sintesi, i principali aspetti stratigrafici e sedimentologici dell’Arabescato, noto in letteratura come Calcare Rosso. Tale descrizione si basa su dati di terreno inediti e successivamente rielaborati, tratti dalla tesi di laurea dell’Autore. In particolare si propone una modellazione del giacimento, per stabilire la distribuzione spaziale delle varietà merceologiche, mediante la correlazione stratigrafica di due sezioni in scala 1:1.000, relative ai fronti di cava attualmente in coltivazione. In allegato si riporta un inserto petrografico con la descrizione microscopica delle varietà merceologiche. Il paragrafo conclusivo è dedicato alla riqualificazione ambientale delle cave abbandonate ed alla proposta progettuale di un parco geo-minerario e di un sito museale.

FRANCESCA PEZZOLI
LE CARTE DELLA CATEGORIA PUBBLICA ISTRUZIONE NELL’ARCHIVIO DEL COMUNE DI LEFFE (1867-1980) (pagg. 165-176)
L’articolo illustra le diverse tipologie di documenti inerenti alla Pubblica Istruzione conservati presso l’archivio del comune di Leffe. Ricoprendo gli anni tra il 1867 e il 1980 queste carte riflettono gli accadimenti della storia italiana e mondiale nonché le correnti di pensiero susseguitesi nell’arco cronologico considerato. Accanto ai documenti che danno testimonianza dell’ideologia del regime fascista o dei danni subiti dal plesso scolastico nel corso del secondo conflitto mondiale trovano spazio anche altri fogli, più strettamente connessi alla vita scolastica di paese: l’alunno che ringrazia l’amministrazione comunale per l’assegno di studio ricevuto, la mamma che denuncia i severi metodi educativi non esenti dal ricorso alle bastonate, la maestra che si lamenta per la penuria di gessi e registri. La storia dei grandi eventi si affianca a quella dei singoli episodi quotidiani, in un intreccio che la documentazione degli archivi comunali , risorsa spesso trascurata, fa emergere appieno.

PIERLUIGI FORCELLA
DALLE LEZIONI CARITATEVOLI AL CIVICO ISTITUTO MUSICALE “GAETANO DONIZETTI” 1806-1958. (pagg.177-203)
Sotto la denominazione di “Lezioni Caritatevoli di Musica” sorse a Bergamo, nel 1806, una scuola musicale fondata dal bavarese Giovanni Simone Mayr, già maestro di cappella della Basilica di S. Maria Maggiore.
Tale istituzione, promossa dal Consorzio della Misericordia Maggiore di Bergamo, nacque con il duplice scopo di fornire cantanti e strumentisti alla secolare cappella bergamasca e di “procurare alla classe più bisognosa un decoroso sostentamento”.
L’istituzione ebbe vita quindi sulla falsariga dei conservatori napoletani e veneziani. Dotatasi di docenti di chiara fama, la scuola ebbe modo di formare allievi di ottimo livello, fra i quali Gaetano Donizetti.
Alcuni momenti particolarmente significativi furono: la crisi del 1819, dovuta alla minaccia della chiusura della scuola; la scissione del “Pio Istituto Musicale Gaetano Donizetti” (denominazione data alla scuola nel 1897, in occasione del primo centenario della nascita del grande musicista bergamasco) dalla “Cappella Musicale della Basilica di S. Maria Maggiore nel 1908; il passaggio della scuola, dalla gestione dell’Opera Pia Misericordia Maggiore, al Comune di Bergamo nel 1958.

TRENTO LONGARETTI – GIANMARIA LABAA – MINO MARRA
TRENTO LONGARETTI. VITALITÀ E CONTINUITÀ D’ARTE (p. 205-210)
Labaa e Marra intervistano il loro professore Trento Longaretti, stimolandolo a trattare diversi argomenti: primo fra tutti che cosa sia l’arte oggi.
Longaretti nota come dalla metà del secolo scorso le cose siano cambiate, quello che era il concetto della buona pittura, della buona scultura, dei valori plastici e luministici è stato annullato fino al punto di scomparire. Poi, in quelli che una volta erano grandi critici d’arte, da Berenson a Ragghianti, c’era una linea di continuità etica ed estetica, mentre adesso ognuno scrive la sua e ogni critico d’arte si crea una sua “corrente”. Longaretti denuncia la sua fatica anche a leggere i testi che sono una specie di gergo, per cui il tal critico scrive in un certo modo perché l’altro critico lo legga ed è difficile seguirli. La critica militante o ufficiale oggi è quasi esclusivamente dedicata al “nuovo”, quello che si è fatto l’anno scorso è un dejà vu, per cui avviene una velocissima trasformazione.
In conclusione non è in grado di dire che cosa sia l’arte oggi, c’è una quantità di cose difficilmente collocabili che anche il critico cerca di incasellare, ma a suo avviso c’è un intervento eccessivo dell’intelligenza.
Sulla situazione degli operatori culturali e artisti della realtà bergamasca il Professore lamenta come a Bergamo “vada sempre tutto bene” e manchi un po’ il “pizzicare”: forse a causa dell’assenza di un critico autorevole e coraggioso.
Le ultime domande, più personali, riguardano il rapporto tra la sua pittura e quella dell’amico pittore Morlotti e un bilancio della sua lunga e operosissima vita.

ATTILIO PIZZIGONI
MARINETTI E IL FUTURISMO (pagg. 211-222)
Il contributo analizza le matrici culturali e ideologiche del movimento futurista, come certe inclinazioni ribellistiche di tipo anarchico o anarcoide, del resto non nuove, se si pensa a Papini e Prezzolini. Nel programma politico futurista, pubblicato nel 1913, si coglie l’ispirazione anarcoide, repubblicana, socialisteggiante, oltreché anticlericale secondo un diffuso atteggiamento che lo stesso socialismo italiano aveva ereditato dal Risorgimento. Pizzigoni però mette in luce la matrice piccolo-borghese, le posizioni pseudo-rivoluzionarie e estremistiche del futurismo marinettiano, che come tale in tutto il primo periodo aiutò e fornì al fascismo una serie di idee e di atteggiamenti e anche di tecniche attivistiche che poi il fascismo, una volta preso il potere, almeno esteriormente, ripudiò.
Mescolati all’ ideologia estremistica del movimento futurista sono anche il mito della modernità, il e l’estetica della macchina. L’ideologia della macchina nasce con il pensiero borghese: sono i filosofi della prima borghesia, del 1600-1700, che hanno elaborato per primi una “teoria della macchina”, addirittura concependo l’universo come un grande meccanismo. Posizioni che Marx criticherà nel Capitale.

UMBERTO ZANETTI
UN DECALOGO TRECENTESCO IN BERGAMASCO (p. 223-235)
Del testo medievale noto agli studiosi come “Leggenda dei Dieci Comandamenti”, composto da circa duecento endecasillabi monorimi e del quale si conoscono solo quattro versioni, viene ripubblicato quello contenuto in un codice proveniente dalla Misericordia Maggiore di Bergamo e conservato dalla Biblioteca Civica di Bergamo, secondo l’accurata trascrizione che ne diede monsignor Luigi Chiodi in “Bergomum” (n. 51, 1957). Dopo un’opportuna introduzione, che assegna il codice all’area linguistica e culturale bergamasca inquadrandolo fra gli episodi non trascurabili del volgare illustre settentrionale, Umberto Zanetti fa seguire al testo trascritto dal Chiodi la traduzione italiana, che finora mancava e che aiuta a chiarire alcuni passi ritenuti di difficile comprensione.

GIOSUÈ BERBENNI
L’ORGANARO DAMIANO DAMIANI, FRATE CAPPUCCINO (pagg. 237-292)
Il bergamasco frate Damiano Damiani, dell’ordine dei cappuccini, vissuto tra la seconda metà Settecento e la prima metà Ottocento, risulta essere l’unico frate organaro dell’ordine. Allievo dei celebri Serassi, ha lasciato importanti tracce ed alcune sue opere sono ancora funzionanti. Costruisce, ingrandisce e restaura oltre una cinquantina di organi, di cui una quarantina nuovi, e diffonde, con positivi risultati, la eccellente scuola bergamasca in luoghi decentrati quali: Valtellina, Comasco, Cremonese, Gardesana bresciana, Valli trentine, Veronese, Canton Ticino. Si rifà allo stile barocco-orchestrale, con una netta separazione tra registri di ripieno e registri da concerto, pur in un riuscito amalgama, con elementi di progettazione e di costruzione propri dei Serassi. Oggi, dopo quasi due secoli, una decina di organi Damiani, un quarto del totale, è ancora funzionante. I suoi strumenti sono solidi, efficienti, con materiali di prima qualità, dal suono pieno, dolce, chiaro, piacevole. Un inedito e approfondito studio fa il punto della ricerca e mette in luce le caratteristiche artistiche di questo artista frate organaro.

GIAMPIERO TIRABOSCHI
L’ACCADEMICO OSCURO (pagg. 293-313)
Fra le figure minori della iniziale Accademia degli Eccitati di Bergamo appare con lo pseudonimo di Oscuro l’albinese Raffaello Carrara, singolare figura di mercante-imprenditore dal forte impegno sociale nell’ambito delle istituzioni civili e religiose locali. Se ne traccia il profilo biografico, con puntuale riferimento ai dati d’archivio, inquadrandolo nella evoluzione storica ed economica della sua famiglia e nel contesto della realtà della prima metà del Seicento ad Albino, centro propulsore di attività commerciali e creditizie legate alla manifattura dei panni lana. Gli studi di medicina del Carrara non sfociano nella professione, ma sono soppiantati dalla vocazione per la poesia e la filosofia, grazie alla quale consegna alle stampe un’opera polemica contro la prassi medica del suo tempo.

LUIGI PILON
LA MUSICA A BERGAMO NEI SECOLI XV, XVI E XVII E IL MODELLO VENETO
(pagg. 315-325)
Nei secoli XV, XVI e XVII il luogo più importante in cui si faceva musica a Bergamo era la Basilica di S.Maria Maggiore. Qui, per volere della MIA, l’ente che amministrava la Basilica, operava un coro imponente, formato da adulti e ragazzi che rendeva col suo canto particolarmente solenne e grandioso il servizio liturgico. Era la cappella musicale della Basilica, una istituzione di grande prestigio a capo della quale venivano chiamati dalla MIA maestri di chiara fama. Il repertorio dei canti eseguiti era assai ricco e ciò è dimostrato più che dalle musiche rimasteci – assai poche – dagli inventari di libri di musica che la MIA faceva compilare periodicamente dai maestri di Cappella e dalle polizze di acquisto dei libri di musica attualmente conservate alla Biblioteca Civica di Bergamo “Angelo Mai”.

CLAUDIO CHIANCONE
OTTAVIO TASCA POETA, GIORNALISTA, PATRIOTA (CON DOCUMENTI INEDITI)
(pagg. 327-348)
La vita e l’attività letteraria di Ottavio Tasca (1795-1872) sono state oggetto negli ultimi tempi di un rinnovato interesse tra gli studiosi, che ne hanno ricostruito la poliedrica attività di uomo di lettere e di patriota. L’articolo che qui presentiamo vuole contribuire a una migliore conoscenza del Tasca attraverso la pubblicazione di alcune sue lettere inedite, scritte nell’arco di un cinquantennio e che portano nuova luce su tutte le fasi della vita e della produzione culturale del Tasca, dal debutto letterario (auspice il Monti) a quello giornalistico, ancora su una linea disimpegnata, passando per la “conversione” letteraria degli anni Trenta e la parallela adesione al movimento patriottico, fino agli anni dell’esilio e della vecchiaia, ormai celebrato “poeta nazionale” come lo stesso Garibaldi ebbe a chiamarlo.

Atti dell’Ateneo / LXXXVI

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