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Ceppi del Lago d’Iseo

Nella zona dell’alto Sebino e della val Borlezza, intensamente modellata dal ghiacciaio dell’Adamello, affiorano numerose rocce di età quaternaria costituite da depositi consolidati di detriti di frana, di accumuli di versante e/o di detriti fluvio-glaciali, o, ancora, da depositi risultanti dal rimaneggiamento e dalla ri-deposizione di precedenti accumuli.

Anche se spesso i fenomeni che hanno generato questi depositi sono indipendenti e diversi per entità e ruolo principalmente della gravità, dell’acqua e del trasporto, nel complesso si tratta di rocce che in termini generali all’osservazione appaiono molto simili:  vi si riconoscono infatti sempre frammenti di altre rocce, spesso con assetto caotico o disordinato, più o meno spigolosi o sub-arrotondati, legati, più o meno saldamente, da cemento naturale.

In area lombarda questo tipo di pietra viene chiamato ceppo  denominazione che identifica anche le pietre  scavate nell’alto Sebino sfruttando i numerosi siti di affioramento disseminati in più punti, tra cui i principali sono: Poltragno, Castro, Pianico, Sellere, Grè, Solto Collina, e, in alto Sebino lato bresciano, Toline.

I diversi tipi di ceppo si caratterizzano per:

La tonalità cromatica di fondo e complessiva, dominata dal colore della cementazione, che varia dal grigio-azzurro (Ceppo di Grè) al grigio caldo (Ceppo di Poltragno) o al grigio-beige (Ceppo di Castro)
la forma, più o meno spigolosa, e l’omogeneità dimensionale, più o meno selezionata, dei frammenti di roccia
la natura dei frammenti di roccia
l’incidenza e la distribuzione delle porosità alveolari
il rapporto cemento/frammenti di roccia

Dato che la resa estetica dei vari litotipi è molto simile non è raro rintracciare la presenza  in uno stesso manufatto  di lavorati provenienti anche da siti estrattivi diversi.

Per questo motivo il termine identificativo “Ceppi del Lago d’Iseo” è stato impiegato nei casi di incerta attribuzione o in presenza di più tipologie nel paramento decorativo del medesimo edificio sia nella ricognizione condotta  per il progetto “Pietre in vista” sia nella pubblicazione “Oceani perduti sabbie mobili fiumi volubili vulcani sopiti: un diorama di pietra al centro di Bergamo” (Ateneo di Scienze, Lettere ed Arti di Bergamo, 2019).