dalla valle alla città alla pianura
La Roggia Morlana incarna uno degli elementi più affascinanti e al tempo meno conosciuti del paesaggio urbano di Bergamo. Un canale artificiale, (la cui origine sembra risalire all’X secolo), che dal XIII secolo rappresenta non solo un’opera ingegneristica di significativo valore storico, ma anche un simbolo della relazione profonda e continua tra la città e le sue risorse naturali. Nei secoli la Roggia Morlana si è connotata per essere non solo un canale d’acqua, divenendo simbolo identitario, echeggiando un tempo in cui la città viveva in simbiosi con le risorse ambientali, sfruttando l’acqua con rispetto e intelligenza. In un certo senso, rappresenta un modello di sostenibilità ante litteram.
Concepita in un periodo in cui l’acqua era risorsa vitale per lo sviluppo agricolo, manifatturiero e civile, deriva dal fiume Serio, poco al di sotto del ponte di Albino, attraversa i Comuni di Nembro, Alzano, Nese, Ranica, Gorle. Lambisce per lungo tratto Borgo Palazzo, sino ad inoltrarsi nella città di Bergamo. Si dirige poi a Colognola, Stezzano, Levate proseguendo verso la bassa pianura.
Duplice la funzione iniziale: alimentare mulini e irrigare i campi. Ma con il tempo la roggia divenne un’arteria fondamentale per la nascente industria bergamasca. Lungo il suo corso sorsero filatoi, magli, cartiere e opifici, divenendo una vera linfa economica. L’acqua non era solo forza motrice, ma anche bene quotidiano: serviva per lavare, per abbeverare il bestiame, per cucinare, per rinfrescarsi durante le estati afose. Se con l’industrializzazione molti di questi usi sono venuti meno, la roggia ha mantenuto un ruolo fondamentale nel sistema idrico locale, soprattutto in ambito agricolo, ambientale, per la bonifica idraulica e l’equilibrio ecologico del territorio.
Passeggiare lungo la roggia oggi, tra tratti naturalistici e scorci urbani, significa riscoprire una Bergamo nascosta, più lenta, più autentica. È un filo che unisce passato e presente, tradizione e innovazione. In questa logica il futuro della Roggia Morlana dipenderà da quanto sapremo valorizzarla, sia come bene culturale che quale infrastruttura verde.
In un’epoca di crisi climatica, l’acqua torna ad essere una priorità. Ripensare i corsi d’acqua urbani come corridoi ecologici, spazi di socialità, educazione ambientale e mobilità dolce è una sfida attuale e urgente.
Progetti di recupero, percorsi ciclo-pedonali, iniziative culturali e didattiche possono restituire alla roggia un ruolo centrale nella vita cittadina. Non più solo come “reperto storico”, ma come elemento vivo, capace di insegnare e ispirare: una risorsa per il futuro. È una storia che scorre – letteralmente – sotto i nostri “piedi”. Il nostro compito è indicare alle generazioni future l’ascolto del suo “mormorio”, la custodia del suo valore per accompagnarla, con rispetto, verso nuove forme di vita urbana sostenibile.
In questa logica l’Ateneo di Scienze Lettere Arti di Bergamo, insieme alla Fondazione della Compagnia della Roggia Morlana, propone un progetto culturale articolato, che coinvolga studiosi, cittadini, tecnici del settore. La finalità è rivelare una geografia sepolta, quella delle rogge che per secoli hanno irrigato, alimentato, mosso lavoro e vita, oggi tombate, dimenticate, ma ancora presenti e strategiche per il futuro della città.
